• mercoledì , 12 dicembre 2018

Perché la Commissione sul Def non è “speciale” ma molto utile

di Giuseppe Pennisi

Nell’organismo parlamentare può emergere l’indicazione della nuova maggioranza a favore del taglio delle tasse e del sostegno ai più poveri
In Senato è stata istituita una Commissione “speciale” con il compito di esaminare i decreti legislativi pendenti, come ad esempio quello sull’ordinamento penitenziario, e il Documento di economia e finanza (Def) una volta licenziato dal Governo Gentiloni.

Una Commissione analoga verrà verosimilmente istituita alla Camera dei Deputati. L’insediamento dovrebbe avvenire mercoledì 4 aprile. Di “speciale” le due Commissioni hanno poco perché è normale prassi parlamentare che all’inizio di una nuova legislatura, il Parlamento valuti le priorità dei decreti legislativi pendenti. Quest’anno, c’è il nodo del Def che, secondo il programma del “semestre europeo”, dovrebbe essere presentato in Parlamento entro il 10 aprile ed inviato all’Unione Europea entro la fine del mese, dopo vaglio (ed un’apposita risoluzione) del Parlamento entro il 30 aprile.

Numerosi decreti legislativi non hanno completato il loro iter parlamentare – specialmente importante quello sulle carceri – ed occorre stabile una priorità.

Il Def è considerato il principale strumento della programmazione economico-finanziaria e indica la strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine. Si compone di tre sezioni: a) programma di stabilità, con gli obiettivi da conseguire per accelerare la riduzione del debito pubblico; b) analisi e tendenze della finanza pubblica, con l’analisi del conto economico e del conto di cassa nell’anno precedente, le previsioni tendenziali del saldo di cassa del settore statale e le indicazioni sulle coperture; c) programma nazionale di riforma (Pnr), con l’indicazione dello stato di avanzamento delle riforme avviate, degli squilibri macroeconomici nazionali e dei fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività, le priorità del Paese e le principali riforme da attuare.

Attenzione, né la decisione del Consiglio europeo del settembre 2010, né la legge italiana dell’aprile successivo prevedono sanzioni in caso non si osservi il calendario indicato. È un documento carico di significato politico. Dato che la maggioranza politica e parlamentare è drasticamente cambiata , ha probabilmente idee differenti dei Governi Renzi e Gentiloni in materia di strategia economica. Dato che ancora un nuovo Esecutivo non si è formata, e le prospettive sono di trattative lunghe e non facili, il compito delle Commissioni “speciali” in materia di DEF è molto delicato.

Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, ha, in un primo momento, affermato che avrebbe rimesso la preparazione del Def al Governo che si sarebbe formato nelle prossime settimane. Tuttavia, da Bruxelles, dov’era per una sessione del Consiglio dei ministri economici e finanziari, ha dichiarato che avrebbe presentato nei termini l’analisi del conto economico e del conto di cassa nel 2017, le previsioni tendenziali del saldo di cassa del settore statale e le indicazioni sulle coperture. Ossia la seconda parte del documento.

Ciò allo scopo di documentare che il Governo Gentiloni ha lasciato i conti in ordine. Le parti di strategia di politica economica sarebbero state compito del prossimo esecutivo. Nel rispetto del’garbo istituzionale”.

Se le Presidenze delle Camere ricevono un documento (anche se è solamente un DEF incompleto), correttezza vuole che venga inviato alle Commissioni parlamentari ed alle Assemblee per la discussione e la formulazione, se i parlamentari ritengono, di un’apposita risoluzione. Tale risoluzione potrebbe essere non di “approvazione” o “rigetto”, ma di indicazioni sostanziali sulle parti mancanti (programma di stabilità, programma nazionale di riforma). Il documento non potrebbe non essere inviato a Bruxelles a corredo della parte già spedita. Ne risulterebbe un vero e proprio caos specialmente se (come da aspettarsi) la “risoluzione” fornirà indicazioni di politiche e di misure opposte a quelle dei Governi Renzi e Gentiloni. Buon senso vorrebbe che – come suggeriscono alti funzionari del Ministero dell’Economia e delle Finanze – di non presentare un bel nulla in modo che il sia il prossimo Governo a presentare il DEF. Tanto più che ai fini della legge di bilancio, il documento che conta è l’aggiornamento del DEF che si presenta in settembre.

Le Commissioni, tuttavia, possono essere molto utili perché le varie componenti della maggioranza giungano ad un intesa su quali “tax expenditures” abolire o ridurre allo scopo di poter alleggerire il carico fiscale (pure al fine di un”eventuale flat tax) ed ampliare il supporto ai poveri (le varie forme di sostegno del reddito). Ciò potrebbe essere un contributo importante ad un programma di governo. Si parla di contrazioni di tax expenditures per dieci miliardi di euro. Con un’attenta analisi costi benefici e costi efficacia si arriverebbe facilmente a venti.

 
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