• lunedì , 22 luglio 2019

Quel profumo di ritorno al passato

di Giuseppe Pennisi

Il 22 maggio, alla Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma, si è tenuto un convegno su «Lo Stato azionista: finalità, regole e strumenti». Negli eleganti saloni di Palazzo Zuccari , spirava un’aria di ritorno al passato, all’epoca in cui lo Stato proprietario e imprenditore aveva un’effettiva centralità nell’economia italiana. Per numerosi aspetti il convegno sembrava quasi una risposta ad un recente saggio di Stefano Caselli, prorettore dell’Università Bocconi, la cui analisi quantifica le partecipazioni detenute dal Tesoro in cento miliardi di euro, partecipazioni che rendono però “solamente” il 3%. Ci sono indubbie differenze tra aziende ad alto rendimento (quasi sempre in settori più o meno protetti) e imprese come la Rai il cui rendimento è raso-terra.

La risposta data al Convegno è che le imprese a partecipazione statale rendono bene se raffrontate con i loro “pari” di altri Paesi Ocse. Alcune riescono addirittura a fornire pingui rendimenti all’Erario: Eni, Enel, Terna e Snam su tutte. Se ben si guarda, sono esattamente quelle in comparti privilegiati. Non si è fatto alcun cenno al capitalismo regionale e municipale, alle ottomila imprese a partecipazione pubblica (spesso totalitaria) che, secondo gli annunci del governo, avrebbero dovuto essere compattate a mille entro la fine del 2016, ma sono diminuite di poche unità.

Nessun cenno al settore bancario nonché agli interventi della finanza pubblica per tenerlo in piedi. Si è sottolineato, invece, che le imprese partecipate dallo Stato hanno retto alla crisi meglio di quelle private. Degli intervenuti, unicamente un’ex ministro dell’Economia e delle Finanze ha espresso (in modo divertente) perplessità sulla trasformazioni avute da una sua “creatura”, la Cassa Depositi e Prestiti. Dal dibattito e dal “profumo di antico” scaturisce una domanda: come mai questa nostalgia da parte di un ceto politico che negli ultimi anni ha subito una profonda trasformazione generazionale? Una risposta è che numerosi dei protagonisti di oggi a livello nazionale sono stati sindaci e che – come nell’Italia giolittiana – è dall’esperienza delle municipalizzate di Montemartini e del “buon governo” di Nathan a Roma che si può ripartire per rendere il Paese più moderno e più giusto.

 
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