• mercoledì , 19 settembre 2018
Perché l’Italia non propone una conferenza europea sul debito?

Perché l’Italia non propone una conferenza europea sul debito?

di Giuseppe Pennisi

Nell’analisi della Commissione Europa sulla situazione dell’Italia nel breve e medio periodo non c’è nella che i lettori di Formiche.net non conoscono. Tutti i commentatori economici della testata sostengono da anni che l’alto debito pubblico è il nodo centrale dell’Italia, specialmente in una fase di prolungata stagnazione e del continuo rischio di cadere in deflazione. Negli ultimi mesi il tema del nesso tra il debito pubblico e lo sofferenze bancarie (di vario ordine e grado) è stato uno dei temi principali delle analisi apparse su questa testata.

La domanda da farsi è, quindi, più politica che economica: perché adesso? Alla vigilia a livello europeo delle valutazioni della Commissione sulla legge di stabilità ed a livello italiano di importanti scadenze elettorali. E perché non siamo stati in grado di evitare una perdita così grave di credibilità internazionale?

Ad una lettura superficiale, potrebbe sembrare l’episodio di un film “Juncker versus Renzi No. 2: La Vendetta”. Un segnale molto forte che una politica muscolare non funziona con i partner dell’Unione Europea. Il 25 gennaio, in un editoriale del Corriere della Sera, Paolo Mieli ha ricordato come dall’unità d’Italia in poi, la politiche estere muscolari hanno sempre provocato danni.

A un esame più approfondito, le frasi brucianti della Commissione Europea sono invece il tema di un film intitolato “UE verso Governo italiano: la sveglia”. Un modo tacitiano ma eloquente per smitizzare i vantati successi in termini di Jobs Act e di riforme istituzionali e un chiaro avvertimento che i problemi cruciali dell’Italia sono la finanza pubblica, il debito pubblico, la stagnazione della produttività; temi che paiono non essere nell’agenda dell’Esecutivo.

Il timing è stato scelto con cura: il giorno prima degli incontri del ministro dell’Economia e delle Finanze con il Commissario responsabili della concorrenza (con un ordine del giorno imperniato sulle sofferenze bancarie, sui crediti deteriorati e, quindi, sulla bad bank) e pochi giorni prima dell’incontro del Presidente del Consiglio italiano con la Cancelliera tedesca. E’ un brusco richiamo alla realtà. E all’umiltà.

E’, però, anche una finestra di opportunità. Se il Governo italiano saprà coglierla. Infatti, dopo un richiamo così duro, sarebbe futile continuare a cincischiare di flessibilità. Sarebbe invece costruttivo proporre una strategia europea per il debito sovrano. Non è un problema solamente italiano (anche se siamo secondi unicamente alla Grecia in termini di rapporto debito/Pil). Ma dell’intera Unione Europea.

La crisi ha prodotto un forte indebitamento di Paesi un tempo a basso debito. Il debito medio Ue sta per raggiungere il 100% del Pil dell’Unione. L’Italia ha i titoli per  proporre la convocazione di una conferenza Ue su come alleggerirlo, ristrutturandolo. Possiamo vantare l’esperienza di un quarto di secolo fa quando un ex presidente del Consiglio italiano, su mandato delle Nazioni Unite, operò in un anno una ristrutturazione (concordata con i creditori) del debito dei Paesi in via di Sviluppo. Un’offerta che nessuno, neanche Juncker e Dijsselbloem, possono rifiutare.

 
Fonte: Formiche 26 gennaio 2016

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