• domenica , 18 agosto 2019
Vertice teso a Francoforte I nemici del QE all’attacco: il piano, per loro, ha fallito

Vertice teso a Francoforte I nemici del QE all’attacco: il piano, per loro, ha fallito

di Giuseppe Pennisi

Ad una lettura superficiale del comunicato della prima riunione autunnale del consiglio della Banca centrale europea si ha l’impressione che il paio d’ore passato insieme dai governatori sia stato speso in amabili convenevoli: il tasso principale di rifinanziamento resta al minimo storico dello 0,05% ed i tassi sui prestiti marginali e sui depositi bancari allo 0,30% ed al -0,20%. Che la riunione non sia stata di tutto riposo lo si avverte dalla parole pronunciate dal Presidente Bce, Mario Draghi, alla conferenza stampa quando ha lasciato intendere che è pronto, se del caso, ad estendere nel tempo il Quantative Easing (acquisto di buoni del Tesoro delle banche centrali nazionali) ed anche ad aumentare il volume di titoli acquistati ogni mese. In effetti, a sei mesi dall’avvio del QE, il suo impatto quasi non si avverte: i segnali di crescita sono tremuli, l’inflazione è solo leggermente al di sopra dello zero, il tasso di disoccupazione è diminuito solo marginalmente, ci sono ancora segni di deflazione. Secondo Zsol Darvas, un economista del centro di ricerche Bruegel, questi dati rafforzano la tesi di quei Governatori che si sono opposti per mesi al QE e hanno dovuto accettare di ‘ingoiarlo’ per non essere accusati di non avere permesso alle autorità monetarie di utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione. A questa ipotesi si oppone quella di altri Governatori e dello stesso Mario Draghi. Secondo loro di QE non se ne è fatto abbastanza; quindi, l’indicazione, presentata in conferenza stampa, di essere pronto a proporre al Consiglio Bce un aumento e della dose e della durata della cura, oltre il settembre 2016.

Sino a quando i verbali della riunione non verranno pubblicati, non si saprà se e in che modo il Consiglio ha esaminato il nuovo contesto internazionale non tanto gli effetti di quanto sta avvenendo in Cina quanto dell’ormai imminente aumento dei tassi di riferimento da parte della Federal Reserve Usa. Tale mossa sarebbe indubbiamente coraggiosa sul piano interno americano (in quanto si avvicinano le elezioni presidenziali) ma avrebbe implicazioni profonde sui flussi di capitale e quindi sui tassi di cambio. Nessuno tuttavia pare voler porre il problema cruciale: da sola la Bce non può fare svoltare l’eurozona (verso la crescita) se le politiche di bilancio restano restrittive. Il QE funziona solo se in parallelo, si hanno politiche di bilancio maggiormente flessibili e con maggiore accento sul capitale fisso sociale (ossia le infrastrutture).

 
Fonte:

Articoli dell'autore

Lascia un Commento

*