• mercoledì , 12 dicembre 2018
Brava Merkel (sull’immigrazione)

Brava Merkel (sull’immigrazione)

 

di Giuliano Cazzola

Con la sua posizione sull’accoglienza Angela Merkel ha lasciato i suoi critici con un palmo di naso. La Germania vuole assumere un ruolo di guida anche nella svolta che la Ue è obbligata a compiere sul tema dell’immigrazione. La Cancelliera di ferro si è convinta che è questa la sfida su cui si giocano la tenuta e il progredire della comunità europea. In caso contrario, se costretti a una sterile e impotente autodifesa dei propri confini nazionali, i Paesi dell’Unione cadrebbero nelle mani dei tanti populismi che, in primo luogo, sono nemici dell’Europa unita. Sarebbe la disgregazione di un progetto che non ha alternative in un mondo globalizzato.

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Sostenere una linea aperturista sull’accoglienza non è facile per nessuno, neanche per Angela Merkel. L’opinione pubblica tedesca è più o meno disorientata e preoccupata come quelle di tutti i Paesi coinvolti da questo fenomeno epocale. Addirittura, in Germania vi sono stati, nel primo semestre del 2015, circa 150 incendi dolosi e altri attacchi contro i centri di accoglienza dei rifugiati. Pure lì sono attivi dei movimenti xenofobi anche se non hanno le dimensioni elettorali della Lega. Il Governo tedesco, le istituzioni e i grandi partiti non si mettono ‘’alla coda’’ dell’opinione pubblica, ma sanno tener ferma la barra della ragionevolezza e dell’affermazione di quei valori civili che troppe volte, nella sua lunga storia, l’Europa ha dimenticato e vilipeso. L’Unione è nata anche perché ciò non avvenga mai più.

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L’Ungheria è stata invasa dai migranti nonostante il Muro sui confini con la Serbia. C’era da aspettarselo. Per decenni, tanti tedeschi sono riusciti a valicare persino il Muro di Berlino che era sicuramente un ‘’manufatto’’ più serio e meglio custodito.

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Il governo Cameron ha annunciato un giro di vite anche sull’ingresso di cittadini europei nel Regno Unito, a meno che non dispongano già di un contratto di lavoro. Alla base di tale orientamento c’è soprattutto l’organizzazione del welfare britannico che assicura un assegno anche agli inoccupati in cerca di lavoro, purché siano cittadini Ue. Una sorta di reddito minimo garantito (e condizionato all’accettazione dei posti di lavoro offerti dai servizi per l’impiego) che quel sistema non è più in grado di gestire e che è diventato troppo oneroso. Figuriamoci che cosa succederebbe da noi.

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Sull’aria di una famosa melodia di tanti anni fa. ‘’Ignazio ritorna i sette colli sono in fiore e Franco Gabrielli ti aspetta con languore’’.

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Le Francescheidi: ‘’Chi sono io per giudicare una donna che ha abortito?’’.

 
Fonte: Formiche - 03 Settembre 2015

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