• mercoledì , 28 Ottobre 2020

LA LETTURA COME STRUMENTO PER LO SVILUPPO E LA CONVIVENZA CIVILE

1. La lettura aiuta a crescere

La lettura è il più solido strumento di apprendimento, in grado di accrescere le competenze in un contesto competitivo fortemente condizionato dall’innovazione e dalla conoscenza. L’evoluzione tecnologica integra, con nuovi strumenti, il panorama delle possibili offerte informative, mantenendo comunque solido il tradizionale legame fra “lettura” e “carta”. Internet, amplificando la domanda d’informazione e stimolando la curiosità culturale, non nega di per sé il ruolo dei mezzi tradizionali. Tuttavia, suggerisce ai diversi soggetti coinvolti, primi fra tutti quelli istituzionali, un ripensamento sulle azioni indispensabili a mantenere un equilibrio fra velocità e versatilità dell’accesso in Rete, e approfondimento personale dei contenuti trasmessi dai prodotti editoriali.

Nella learning society vale soprattutto ciò che resta, ciò che viene metabolizzato dagli individui, aumentandone la consapevolezza, mentre non è sufficiente accrescere a dismisura il volume informativo indifferenziato che può, al contrario, generare una nuova forma di consumismo mediatico, per giunta autoprodotto.

Fra i fattori cruciali nel determinare la competitività di un Paese rientrano a buon diritto gli indici di lettura, cui si riferiscono tutte le misurazioni sullo sviluppo umano e sul benessere sociale. Molteplici sono i modi di valutarli e le analisi che ne conseguono. Aver letto almeno un libro nei dodici mesi antecedenti alle rivelazioni può a ragione essere considerato insufficiente, tuttavia è l’indicatore normalmente utilizzato a stimare l’interesse culturale di una comunità. Dati non sempre congruenti visto che diverse sono le popolazioni di riferimento: la recente indagine Istat prende in considerazione la popolazione di 6 anni e più, l’Eurobarometro quella oltre i 14 anni, il Rapporto Censis quella fra 15 e 80 anni. Numeri e percentuali, per questo, sono piuttosto differenziati, e trovano il miglior uso nel confronto fra indicatori e soprattutto fra Paesi.

Dove c’è il libro c’è più benessere. Utilizzando proprio i dati dell’Eurobarometro 2013, è ben evidente che dove si legge di più il reddito pro-capite è maggiore. Dal confronto, infatti, di un selezionato gruppo di Paesi europei emerge che esiste una forte relazione diretta fra diffusione della cultura e produzione di ricchezza. In Svezia legge almeno un libro l’anno (oltre quelli scolastici) il 90% della popolazione over 14 anni e il reddito pro capite è pari a 46.000 €, altrettanto vale per la Danimarca con l’82% di lettori e un reddito di 45.000 € e i Paesi Bassi con 86% di lettori e 38.000 €. Nei grandi Paesi europei l’ indice di lettura è superiore al 70% e il reddito maggiore di 30.000 € (nel Regno Unito 80% 32.000 €, in Germania 79% e 34.000 €, in Francia 73% e 32.000 €) mentre nei Paesi mediterranei scende notevolmente la propensione a leggere e pure il prodotto pro-capite con un minimo in Portogallo che a fronte di un 40% di lettori raggiunge un risicato reddito di 16.000 € a testa, la Grecia con il 50% porta a casa 17.000 € a testa. La stessa Italia, pur registrando un reddito procapite di 27.000 €, col suo 56% di lettori adulti è ben lontana dalla media europea del 68%.

Un’analisi più circoscritta ai soli grandi Paesi europei conferma una relazione diretta fra consumi culturali e dinamicità dell’economia. Ai prodotti e servizi per la cultura viene destinato in Italia il 6,7% della spesa per consumi, in Spagna il 7,3%, in Francia l’ 8,2%, in Germania il 9,7%, nel Regno Unito ben il 10,2%.
È solo un’attitudine comportamentale, una crisi antropologica? O ci sono ragioni che riconducono a carenze relative a un’importante funzione pubblica come quella formativa?

Se si confronta, infatti, il numero di copie di quotidiani a pagamento o gratuite diffuse per ogni 1.000 abitanti di 15 anni e oltre, con la popolazione che ha conseguito almeno il diploma emerge con chiarezza come Italia e Spagna, i cui diplomati raggiungono solo il 45%, hanno la più bassa diffusione di quotidiani (rispettivamente 162 e 90 ogni 1.000 residenti) mentre in Francia con il 63% di diplomati si raggiungono le 191 copie per 1.000 ab., nel Regno Unito con il 76% di diplomati le 302 copie ogni 1.000 abitanti e la Germania con l’82% di abitanti che ha almeno un diploma raggiunge una diffusione di 261 copie di quotidiani ogni 1.000 residenti.

La lettura, inoltre, ha un’influenza più in generale sulla convivenza civile e in particolare la lettura di libri, quale stimolo alla riflessione profonda, alla diffusione di valori per esercitare la creatività.

Anche su questo punto un raffronto esemplificativo fa emergere con chiarezza alcune significative differenze. Nei Paesi europei dove si legge di più, una quota molto rilevante della popolazione indica come il valore che ritiene più importante sia il rispetto delle persone: in Svezia e Danimarca lo pensano rispettivamente il 73% e il 68%, nei Paesi Bassi il 67%, in Germania il 63% mentre la media europea si attesta sul 52% per poi calare notevolmente nei Paesi del Sud Europa, al 47% in Italia, al 46% in Portogallo, al 44% in Grecia e Spagna.

Ulteriore controprova è data dalla frequentazione di biblioteche pubbliche: in Danimarca riguarda il 63% della popolazione over 15 anni, nel Regno Unito il 47%, la media europea è il 31%, ma in Italia raggiungiamo il 24%.

La pur esemplificativa analisi effettuata conferma empiricamente lo stretto legame fra diffusione di libri e quotidiani e lo sviluppo di un’economia competitiva, di una collettività evoluta e di una convivenza basata sulla responsabilità personale.

2. La lettura nella crisi

Gli effetti della recessione e della lunga congiuntura negativa in Italia sono noti: 1,1 milioni di occupati in meno e un Pil ridotto di circa 118 miliardi di €. È evidente che una tale situazione ha avuto un impatto negativo sui consumi, restringendo notevolmente il mercato interno. Più precisamente il modello dei consumi sta subendo una modificazione strutturale. A fronte di una riduzione complessiva del 7,3% solo le spese obbligate relative alle utenze domestiche e quelle per la salute hanno registrato (fra il 2007 e il 2013) un aumento rispettivamente del 2,7% e del 3,1%, mentre quelle per ricreazione e cultura hanno registrato un’ulteriore riduzione dell’1,6%. Più in generale, la riduzione del reddito disponibile delle famiglie ha significato una generalizzata propensione al low–cost, l’uso della Rete per assumere informazioni commerciali, la temperanza nella spesa indotta anche dalle più generali condizioni d’incertezza.

Per quanto riguarda i prodotti editoriali si sono manifestati negli ultimi anni gli impatti della rivoluzione tecnologica oltre alla citata restrizione dei consumi per la caduta del reddito familiare, che però sembra prevalere negli anni della recessione. Confrontando la crescita degli utenti internet, i lettori di libri e i redditi disponibili si nota, infatti, che fra il 2002 e il 2007 le tre variabili crescono, seppur con velocità diverse (+ 40% i lettori, + 130% i digitali, + 14% il reddito), mentre fra il 2007 e il 2014 a fronte di una riduzione dei redditi diminuisce la lettura cartacea a favore di quella gratuita della Rete.
A subire le conseguenze peggiori sono i quotidiani, che tuttavia cercano di compensare con altre fonti di reddito e con l’integrazione dei tablet, mentre per il libro il potenziale dell’ e-book riguarda essenzialmente il nucleo dei lettori forti che rappresentano il 14,3% della già limitata quota di persone che leggono.

3. Un mercato da riattivare

Spetta certamente agli operatori, dagli editori ai librai, di attivarsi per far fronte all’ondata tecnologica con una rilevante dose di innovazione nel loro business. Ma è pur vero che se c’è un forte interesse pubblico nel rilancio della lettura, è necessario intervenire con urgenza per risarcire le diseguaglianze di tipo culturale esistenti da decenni nel nostro Paese. Innanzitutto quella generazionale, oggi acuita dalla forte attrazione per la Rete da parte dei nativi digitali: il 75,6% dei giovani (fra 14 e 29 anni) è presente su Facebook, ma solo il 22,9% legge quotidiani, mentre per gli over 65 l’attaccamento ai quotidiani riguarda il 52,3%. Come pensare alla buona scuola escludendo una buona lettura? In fin dei conti oggi, nell’era dell’alta velocità, assistiamo al poderoso aumento nell’uso della bicicletta. E non si vede perché l’uso di Internet dovrebbe escludere il piacere di leggere un libro o una rivista. Teniamo anche conto delle trasformazioni demografiche del nostro Paese, con una decrescita della popolazione giovanile (generalmente più istruita), una rilevante longevità della popolazione anziana (meno istruita) e soprattutto la crescita esponenziale della popolazione di origine straniera (oltre 5 milioni di presenze su 61 milioni di residenti) la cui origine anche linguistica comporta ulteriori barriere alla lettura.

L’altro evidente divario riguarda il Mezzogiorno dove i livelli di lettura (come misurati dall’Istat) scendono sotto il 30% a fronte di un valore del Nord del 48,5%.

È quindi comprensibile che da più parti si richieda un intervento pubblico per incentivare la lettura e che tale intervento avvenga nel 2015, l’anno che, per molti versi, può segnare la fine dello smottamento verso il basso della nostra economia, ma che deve necessariamente raccogliere ogni sforzo di rinnovamento per poter avviare la ricostruzione.

 
Fonte: 26 Febbraio 2015

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