• giovedì , 22 agosto 2019

E iniziato il poker Merkel-Tsipras

“Sono finiti i tempi in cui dovevamo per forza salvare la Grecia, perché non ha più una rilevanza sistemica per l’euro. Non sono più possibili ricatti politici”. La dichiarazione, diffusa dalla Reuters, è di Michael Fuchs, definito un membro autorevole del partito di Angela Merkel, e segue di pochi giorni quella del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble che metteva in guardia i greci dall’allontanarsi dalla strada delle riforme. Il pensiero corre subito alle banche tedesche e ai cospicui crediti che vantavano nel 2011 verso la Grecia, e al fatto che il debito greco, oggi, è detenuto quasi interamente da istituzioni: per il 60% dai Fondi salva-Stati, ha scritto Il Sole 24 Ore, per il 12% dal Fmi e per l’8% dalla Bce, e dunque sul mercato ne rimane solo il 15%. Le banche tedesche, in altre parole, sono riuscite probabilmente a scaricare almeno la gran parte di quei crediti che avrebbero potuto mandarle a fondo. Si può osservare di sfuggita la diversità di comportamento fra il netto rifiuto tedesco di qualsiasi messa in comune dei debiti pubblici, e di contro la grande disponibilità a mettere in comune i crediti in sofferenza dei privati, soprattutto se tra quei privati ci sono le loro banche. E si potrebbe anche sospettare che, sistemata quella partita, la cancelliera e il suo partito possano pensare che i Greci, se non si mantengono disciplinati, possono pure andare al diavolo, come ipotizza un articolo dello Spiegel citando non meglio precisate “fonti del governo”. Può darsi che sia così, ma può darsi anche che la spiegazione sia un’altra.

Si sa che in Grecia il 25 gennaio ci saranno le elezioni anticipate, e che Syriza, il partito di sinistra di Alexis Tsipras, è in testa nei sondaggi e potrebbe andare al governo. Se così fosse aprirebbe una dura trattativa con l’Europa per ottenere una netta svolta rispetto alle ricette imposte dalla Troika che hanno ridotto il suo paese in uno stato miserabile, e uno dei primi punti è la cancellazione di gran parte del debito.

Non c’è bisogno di dire che la signora Merkel vede questa prospettiva come un vampiro vede l’aglio. La dichiarazione di Fuchs suona come un pesante avvertimento: non pensate di poter fare gli scapestrati o vi abbandoniamo al vostro destino, tanto ormai per noi (tedeschi) i danni sarebbero meno gravi. Già, già. Ma in questa partita di poker un tale avvertimento suona piuttosto come un bluff preventivo. Perché non è affatto vero che la Grecia “non ha più una rilevanza sistemica”. Non si può certo dimenticare che cosa accadde nel 1992, quando un paese non molto più grande della Grecia, la Danimarca, bocciò con un referendum l’adesione al Trattato di Maastricht. Ne seguì una crisi finanziaria di dimensioni ciclopiche che di fatto spazzò via lo Sme, l’accordo monetario precursore dell’euro, con Inghilterra e Italia costrette ad uscire e, per evitare un analogo destino alla Francia, le bande di oscillazione tra i cambi delle altre monete allargati al 15% in su e in giù: un accordo di cambio che ammetta un’oscillazione così ampia è come se non esistesse.

Si disse allora che 20.000 casalinghe danesi (quello il ristretto margine della vittoria dei “no”) avevano affossato lo Sme. In realtà il chiamarsi fuori della Danimarca aveva fatto venir meno nei mercati la fiducia nel percorso europeo – con le sue conseguenze economiche – che era stato dato per scontato. Allo stesso modo, un’uscita della Grecia dall’euro non peserebbe per l’abbandono di quella piccola economia, ma perché indicherebbe che, contro tutte le dichiarazioni politiche, l’adesione all’euro è reversibile. Ne seguirebbe un attacco alla penultima economia dell’euro (il Portogallo) e se questo avesse successo si continuerebbe con gli altri paesi in difficoltà, Irlanda, Spagna, Italia…

Attacchi che potrebbero essere respinti, ma solo se la Bce facesse quello che i tedeschi non vogliono assolutamente che si faccia, ossia acquisti senza limiti di titoli pubblici dei paesi sotto scacco, perché è sui debiti pubblici che si scatenerebbe la speculazione. Davvero la signora Merkel non considera che tutto questo possa accadere? Difficile pensarlo, a meno che non si sia convertita alle posizioni anti-euro: e anche questo non sembra probabile, essendo ella ben cosciente dei vantaggi che la moneta unica comporta per la Germania.

Aggiungiamo un altro dettaglio: oggi, per la prima volta, la Grecia ha un saldo primario positivo, ossia ha più entrate che spese al netto degli interessi sul debito. Ciò significa che, se smettesse di rimborsare i debiti e pagare gli interessi, potrebbe andare avanti senza bisogno di farsi prestare soldi da chicchessia. Nel mondo improbabile di cui stiamo parlando anche questa è una carta a suo favore di non poco conto.

La strategia è dunque quella di tentare di influenzare gli elettori greci, spaventandoli. Prima del 25 gennaio accadrà certamente altre volte, in varie forme e anche da parte di altri. Se i greci non si lasceranno spaventare e manderanno al governo Syriza si accenderà una piccola speranza che qualcosa in Europa possa cambiare. Se invece faranno vincere di nuovo l’attuale governo, daranno una prova collettiva di masochismo, mostrando di accettare le angherie subite finora.

 
Fonte: Repubblica.it - 2 gennaio 2015

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