• venerdì , 20 settembre 2019

Il bazooka di Draghi deve essere utilizzato anche per le infrastrutture

Oggi la Banca centrale europea lancerà la prima asta di quello che è stato chiamato il bazooka di Mario Dra¬ghi: i T-ltro ( Targeted Long Term Refinancing Opera¬tions). È un acronimo difficile da pronunciare ma che, se lo strumento funziona, dovremo imparare a memorizzare. Lo strumento, infatti, rappresenta una vera svolta nella politica della Bce: è un modo originale (e sino ad ora mai provato in nes¬sun Paese) per fare sì che la liquidità creata dall’istituto di e¬missione non finisca, come spesso avvenuto in passato, in u¬na ‘trappola’ e non venga tesorizzata dalle banche per ‘ripu¬lire’ i loro portafogli. La liquidità è, invece, targeted, ‘mirata’ al rifinanziamento di operazioni (investimenti) a lungo termi¬ne.

Le aspettative sono grandi in tutta Europa. E non solo. Se lo stru¬mento darà i risultati attesi potrebbe essere replicato in Paesi (ad esempio il Giappone) che hanno sofferto e soffrono di trap¬pole della liquidità. L’asta ha un plafond di 400 miliardi di euro, ma non è detto che si giunga ad utilizzarlo interamente. Le stime parlano di una capacità di ‘assorbimento’ per l’insieme dell’eurozona di 270 di euro (di cui 115-120 alla prima asta ed il resto alla seconda programmata per dicembre). La spiegazione è che dal 2008, i¬nizio della recessione, ad oggi le imprese hanno tentato di fa¬re funzionare (e fruttare) la dotazione di capitale fisso a loro di¬sposizione e non hanno programmato investimenti a lungo termine.

Guardiamo con maggiore attenzione quelle che possiamo chia¬mare ‘le cose di casa nostra’. Secondo stime della Bce, 75 dei 400 miliardi sarebbero la ‘quota’ potenziale dell’Italia. Pier Carlo Padoan, ministro del Tesoro, ha detto di aspettarsi una richiesta da 37 miliardi da parte delle banche. Altre stime indi¬cano cifre appena inferiori. Occorre chiedersi se le associazio¬ni di categoria (in primo luogo la Confindustria) ed il Ministe¬ro per lo sviluppo economico hanno nei loro cassetti ‘proget¬ti pronti’ che il sistema bancario non ha finanziato e potreb¬bero decollare grazie al T-ltro, quali sono le tipologie, quali i co¬sti ed i finanziamenti necessari. Sarebbe nell’interesse di tutti avere questi dati. In primo luogo, del Presidente del Consiglio. Non per curiosità. Ma per un’esigenza molto pratica. Ove l’Ita¬lia mancasse di progetti pronti nei comparti T-ltro, non sareb¬be il caso di chiedere alla Bce di ampliare la platea alle infra¬strutture, molte delle quali rimaste al palo (anche se cantiera¬bili ) pure dopo lo Sblocca Italia? Auspichiamo di avere presto risposte e se del caso un’azione politica spedita. Non è tempo di piagnistei, come amava ripetere il sindaco di Firenze Piero Bargellini.

 
Fonte: Avvenire - 18 settembre 2014

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