• venerdì , 6 dicembre 2019

I saloni dei due mondi. La Toyots sempre piu’ regina con l’auto a idrogeno e la guida automatica

È un altro salone in un’ altra Tokyo. La crisi rampante del 2009 è lontana, la malinconia profonda del 2011, anno di Fukushima, è dietro le spalle. La cittàè una skyline infinita di grattacieli cresciuti a grappoli in questi anni di denaro a tasso zero e Tokyo Big Sight, la nuova sede del Motor Show dall’ edizione del 2011, è il figlio della spesa pubblica generosa che ha portato il debito del Giappone al 230 per cento del Pil. Ma quest’ anno non si pensa ai debiti accumulati nel ventennio perduto, siamo in piena Abenomics e il Giappone ci crede. È il Motor Show della svolta, anzi della ripartenza. Dell’ ottimismo voluto e sbandierato. Del nuovo ciclo, l’ auto vuole essere la bandiera e i quattordici presidenti dei gruppi associati alla Japan Automobile Manufacturers Association si presentano insieme, per la prima volta forse nella storia, su un palco davanti ai giornalisti di tutto il mondo per proclamare il ruolo potente della loro industria. Che in effetti fa paura. I gruppi giapponesi dell’ auto nell’ anno concluso il 31 marzo scorso (in Giappone l’ anno fiscale comincia il primo aprile) hanno prodotto oltre otto milioni di auto sul territorio nazionale e sedici milioni nei loro stabilimenti sparsi per il mondo: 24 milioni in tutto. Non c’ è industria dell’ auto al mondo in grado di mostrare numeri comparabili. E ora, superato con grande forza d’ animo il disastro di Fukushima e superate pure le secche della crisi post Lehman, più forti e probabilmente più uniti di prima, si va alla carica. Con un Motor Show di lusso che tra auto, moto, veicoli industriali e da trasporto pubblico, esibisce 76 anteprime mondialie 81 giapponesi. Molte sono curiosità, ma ci sono modelli che segneranno il prossimo decennio. Come la Lexus LF-NX, il nuovo Suv del marchio di lusso della Toyota, sul mercato entro il 2014. Oppure come la Honda NSX Concept, che traccia le linee delle supercar della prossima generazione (la Honda peraltro ha annunciato che tornerà in Formula Uno nella stagione 2015). Oppure ancora come la Nissan Blade Glider, una tre posti elettrica audacissima a forma di cuneo. Tanti i debutti, come l’ interessante Levorg della Subaru, la Lexus RC, la nuova X Trail e la GT-R Nismo della Nissan e tante altre. Nel passaggio per il lungo purgatorio con inferno finale, la crisi esplosa nel 2008 e poi Fukushima, il Tokyo Motor Show prima ha perso pezzi e peso (nell’ edizione del 1991 due milioni di visitatori, in quella del 2009 seicento mila), e ora rinasce con un’ altra pelle, in un mondo che è anch’ esso cambiato e diventato un evento nazionale per i prodotti e globale per la tecnologia. Ci sono in forze i tedeschi, presenti i francesi, i coreani, gli italiani (ammesso che si possa ancora considerarli membri del club dei produttori rilevanti). Si è rivista la Volvo, che in effetti in Giappone aveva un suo mercato. Ma quello che al Tokyo Motor Show il resto del mondo viene a vedere sono soprattutto le tecnologie. I filoni in questa edizione sono numerosi e forti. Uno è la mobilità urbana, con proposte, concept e prototipi elettrici tanto innovativi e seduttivi quanto reali. È stato possibile provare deliziosi oggetti mobili (moto, minicar, pattini a motore) della Toyota, un tre ruote divertente quanto innovativo e una sorta di divertentissimo mini-Segway, un quattro ruote della Nissan e un altro della Honda. Tra le vetture la novità più rilevante è la Toyota FCV, un’ auto a idrogeno dalle prestazioni eccellenti che andrà sul mercato nel 2015a un prezzo, per amatori ovviamente, che non dovrebbe essere superiore ai 75 mila euro. L’ altro filone dell’ innovazione è quello della sicurezza. La Toyota è vicina a dotare i suoi modelli di sistemi di guida assistita molto avanzati, Carlos Gohsn per la Nissan e la Renault fissa addirittura l’ obiettivo del 2020 per l’ Autonomous Drive, l’ auto che si guiderà da sola in piena sicurezza. Tra sogni e promesse il il salone di Tokyo prova ad esorcizzare la paura di non attrarre più i giovani. In effetti a questa generazione oggi uno smartphone appare assai più sexy e la conquista della libertà non sembra aver bisogno di quattro ruote quanto semmai di qualche biglietto low cost. La risposta che a Tokyo si è sentita più spesso è “fare auto più belle, capaci di emozionare”. È una risposta, non la soluzione di quello che per il mondo dell’ auto – ma non per la società – è un problema. Anzi, forse, il problema.

 
Fonte: Repubblica del 25 novembre 2013

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