• lunedì , 9 dicembre 2019

Vincoli di bilancio e responsabilita’

Riassumendo, il Comune di Roma ha un disavanzo di circa 700 milioni, e ha accumulato con l’ultima amministrazione un debito di incerto ammontare di cui ancora non sappiamo; le aziende municipalizzate hanno un disavanzo globale superiore ai 2 miliardi, ma come è noto ciò non ha impedito loro di assumere a mani basse amici e compari; l’Opera di Roma sta per essere commissariata; Risorse per Roma, la società nata con Rutelli per valorizzare il patrimonio immobiliare della capitale, straborda di dipendenti ad alto stipendio, ma non si sa che cosa fa; l’ente Eur, sopravvissuto al fascismo, resta un ambito serbatoio di posti e prebende di sottogoverno. Intanto, l’Ama non funziona, l’Atac non funziona (ha molti impiegati, ma non ha gli autisti e gli addetti alla manutenzione: non presta servizi, fornisce posti e occasioni di contratti succulenti con la cresta). Niente funziona, perché i politici non amministrano, si spartiscono le spoglie.
Intanto, la Regione Lazio ha ammesso, finalmente, che il debito accumulato negli anni tristi della Polverini ammonta a 6,5 miliardi di euro: più della metà di quel che il compianto Padoa Schioppa aveva consolidato nel 2008, con la promessa che la situazione non si sarebbe ripetuta. Ci hanno contato balle colossali sul piano di rientro, che non c’era; mentre non riordinavano uno dei sistemi sanitari più dissestati d’Italia e riempivano le società regionali di impiegati di cui ora non si sa che fare. Resta da vedere cosa farà Zingaretti, perché per fare ordine occorrono scelte impopolari. Ritorna la questione centrale, non risolta dal federalismo sgangherato avviato da Tremonti, di come ristabilire il vincolo di bilancio per gli enti decentrati di governo. Non sono sopravvissute all’occhiuta resistenza del Parlamento le norme che dovevano punire gli amministratori per il dissesto delle loro amministazioni. Tanto meno sono sopravvissute le norme che dovevano bloccare i trasferimenti dal centro a ripiano dei disavanzi. Nessuno paga il conto: i politici distribuiscono tutto quel che riescono a distribuire, sfondano i bilanci e poi corrono felici al prossimo incarico, in Parlamento quando non nel governo. Si sa, chi più spende, più è popolare. Ecco una riforma senza costo alla quale Saccomanni, con l’aiuto di Cottarelli, potrebbe dedicarsi nei prossimi giorni, come parte di quel rafforzamento delle regole di bilancio che la Commissione europea ci impone: ristabilire il vincolo di bilancio per gli amministratori locali. Con la sanzione ultima, per chi sfonda, del fallimento dell’ente. Come fanno in America.

 
Fonte: InPiu' del 19 novembre 2013

Articoli dell'autore

Commenti disabilitati.