• mercoledì , 28 Ottobre 2020

Non conviene far saltare il banco. E se si dimettesse Napolitano potrebbe riapparire Prodi

Non ho alcun motivo per desiderare una fine ingloriosa di Silvio Berlusconi, sono anzi convinto che nei suoi confronti sia in corso, da un ventennio, una persecuzione giudiziaria ad personam, allo scopo di demolirne (fino ad ora tutto sommato invano) l’indubbio appeal mediatico e comunicativo; mi sforzo soltanto di compiere delle analisi, forse errate, ma, dal mio punto di vista, il più possibile oggettive, valutando il contesto che i suoi implacabili nemici gli stanno edificando attorno. Il cerchio sta per chiudersi.
Tra falchi e colombe – Il Cavaliere, fino ad ora, ha tenuto una linea di appoggio al governo Letta, allo scopo di riscuotere il più possibile sul piano politico. E ne ha ricevuto in cambio una certa soddisfazione, dal momento che Letta jr. non ha esitato più di tanto ad accogliere sostanzialmente le richieste del centro destra su Imu ed Iva (salvo dover ancora reperire le risorse a copertura). Sembra di poter credere, allora, che almeno fino a quando gli sarà possibile «tosare la pecora» Berlusconi contrasterà la tentazione di parecchi dei suoi a correre l’avventura delle elezioni anticipate.
Che cosa pensa davvero il Cav? – Nello stesso tempo, tuttavia, è forte la tentazione di rompere l’assedio, andare al voto e contrapporre (se ci sarà) il consenso popolare alle pandette dei pm. In questa prospettiva molti interpretano la decisione di tornare al nome (e ai fasti?) di Forza Italia. Chi scrive non raccoglie le confidenze del Cavaliere e non è in grado di interpretarne le intenzioni, ma quella di far saltare il banco e giocarsi tutto alla roulette russa delle elezioni anticipate (con quale legge elettorale?) pare un’idea figlia della disperazione piuttosto che un programma sensato.
Le velleità sul voto anticipato – In primo luogo, perché, la prospettiva di andare al voto, una volta caduto il governo Letta, è tutt’altro che garantita. Rispetto a due mesi or sono ci sono, in campo, delle importanti novità da non sottovalutare. In primo luogo, c’è Giorgio Napolitano, nuovamente ‘folgorante in soglio’, nella pienezza dei suoi poteri. Il presidente potrebbe dimettersi (è un’ipotesi che si è affacciata), riaprendo così la porta all’elezione di un capo dello Stato, gradito all’ala sinistra dello schieramento.
Dietro l’angolo c’è Romano Prodi – Una ricandidatura di Romano Prodi non verrebbe bocciata, un’altra volta, da un centinaio di franchi tiratori del Pd. Poi, il professore bolognese sarebbe sicuramente una soluzione migliore di altre (basti pensare con raccapriccio a Stefano Rodotà) che potrebbero riaffacciarsi. Mettiamo (ed auspichiamo), invece, che Napolitano resti al suo posto e che dia l’incarico ad un’altra personalità del Partito democratico. Si sarà accorto Berlusconi che il M5s è in disfacimento? Saranno disposti a tutto gli appartenenti ai gruppi di studenti fuori corso che siedono sui banchi della Camera e dei disoccupati organizzati nei posti-chiave del Senato, i quali hanno risolto nel migliore dei modi il loro problema occupazionale ed economico, apprestandosi ad incassare, in cinque anni, emolumenti che non si sarebbero mai aspettati nel corso di un’intera vita (trascorsa rivendicando magari un reddito minimo garantito, perché lamentarsi è meglio che lavorare).
La coalizione prossima ventura – I «grillini» si stanno squagliando come neve al sole perché hanno capito che la prossima volta gli italiani li manderanno a spasso. Faranno di tutto perché la pacchia duri il più a lungo possibile. All’interno, la quinta colonna dei filo-Pd è pronta a venire allo scoperto, quando scatterà l’ora x. E il primo punto del programma della coalizione tra Pd, Sel e grillini redenti riguarderà il come eliminare Berlusconi dalla scena politica, se prima non ci sarà già riuscita (il che è probabile) la magistratura, con l’interdizione dai pubblici uffici e (perché no?), con la richiesta di autorizzazione all’arresto.
Nella Russia di Putin… È in questi momenti difficili che sono messe alla prova le vere amicizie. Nella Russia di Putin una persona sveglia e capace come Silvio Berlusconi potrebbe iniziare una nuova vita più serena.

 
Fonte: Italia Oggi del 2 luglio 2013

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