• lunedì , 19 agosto 2019

Tobin Tax da riformare pagare poco e pagare tutti

La Tobin Tax all’italiana, costruita su misura per favorire le banche, danneggia il mercato finanziario nazionale, scoraggia i capitali esteri e produce un gettito largamente inferiore alle attese (lo conferma la Corte dei Conti). Quella all’europea, che allarga la base contributiva, ha scatenato l’ira di tutti, banche e assicurazioni, intermediari e imprenditori, che paventano il trasferimento degli scambi dove la tassa non c’è (Londra per esempio), aumenti dei costi, perdita di posti di lavoro. In realtà la Tobin Tax non è il diavolo, a condizione che si applichi a tutte le transazioni di mercato secondario (incluso il day trading e il fast trading), qualunque oggetto abbiano (azioni, obbligazioni, derivati e titoli di stato) e chiunque siano il compratore e il venditore, e che preveda aliquote molto basse. Pagare poco-pagare tutti, dovrebbe essere la regola, una regola che non piace alle lobby forti, alle quali quello che interessa è che a pagare, anche se poco, non siano loro. Ricordiamoci che i soldi che attraverso il mercato azionario arrivano alle imprese sono solo quelli degli aumenti di capitale (ma i titoli di nuova emissione dovrebbero essere esenti), che gran parte dei risparmiatori compra i titoli di stato all’emissione e li tiene fino alla scadenza (quindi nell’ipotesi sopra indicata, in esenzione da tassa), e che di tutti i derivati in circolazione quelli che hanno un sottostante reale sono solo il 10 per cento

 
Fonte: Repubblica del 13 maggio 2013

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