• mercoledì , 1 Dicembre 2021

Banche in rosso, vietati bonus e cedole

La crisi economica si protrae e la ripresa si allontana,i crediti vantati dalle banche ne risentono negativamente.
Così Bankitalia detta le sue regole per i bilanci in arrivo, per la politica dei dividendi e per le remunerazioni dei vertici degli istituti. Nessun bonus per i manager degli istituti «in rosso». Niente dividendi da parte degli intermediari che chiudono l’esercizio 2012 in perdita o con un Core Tier 1 inferiore al livello comunicato come obiettivo alla vigilanza. E, soprattutto, valutazione molto prudente dei crediti dubbi, o sostanzialmente inesigibili (sofferenze, incagli, esposizioni scadute e così via), adeguando le rettifiche di valore «all’evoluzione presente e prospettica del contesto economico».
Le disposizioni di vigilanza, inviate mercoledì scorso da via Nazionale agli intermediari, non fanno che confermare la linea della Banca centrale, espressa più volte dal governatore Ignazio Visco, a esempio nell’intervento al Forex di febbraio.
La banche devono continuare il percorso di rafforzamento patrimoniale, e dunque non c’è spazio per politiche disinvolte di remunerazione dei soci e del management. Agli intermediari che hanno chiuso il 2012 in perdita, o con un risultato di gestione negativo, Bankitalia chiede di «non riconoscere o pagare bonus a componenti degli organi con funzione di supervisione strategica e di gestione, al direttore generale, nonnchè ad altro personale più rilevante, la cui remunerazione variabile sia prevalentemente collegata ad obiettivi riferiti all’intera azienda».
La norma non potrà essere aggirata con aumenti della componente fissa dello stipendio. Necessaria anche una «significativa riduzione» dei bonus per l’intero personale delle aziende interessate.
Per le banche in perdita, nessun dividendo. Da quelle che invece mostrano un core tier 1 poco superiore (1%) agli obiettivi, Bankitalia si aspetta «particolare prudenza» nella definizione dei dividendi da distribuire ai soci, «in ogni caso da contenere entro il 50% dell’utile di esercizio distribuibile».
Da palazzo Koch giunge inoltre una prescrizione di massima cautela nella valutazione dei crediti. «A fronte del perdurare della crisi e delle ancora incerte prospettive di ripresa – si legge nella comunicazione – appare necessario pervenire a un livello di rettifiche coerente con l’evoluzione attuale e prospettica della rischiosità degli attivi». La richiesta di una valutazione prudente dei crediti pervenuta agli istituti di credito «rappresenta un fattore di salvaguardia dell’integrità del capitale delle banche, e concorre ad accrescere la fiducia dei mercati verso di esse».
Sia gli analisti che gli investitori richiedono che i dati di bilancio riflettano l’effettiva qualità degli attivi. E non manca l’avvertimento del governatore: la correttezza delle classificazioni aziendali e la congruità delle verifiche di valore «continueranno a formare oggetto di attento scrutinio da parte della Banca d’Italia, che si riserva di adottare gli interventi di vigilanza ritenuti opportuni». Nei mesi scorsi, la vigilanza della Banca centrale ha condotto una ventina di ispezioni in istituti di credito, al fine di accertare il livello di coperture dei crediti problematici.

 
Fonte: Il Giornale del 15 marzo 2013

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