• sabato , 7 dicembre 2019

Un duro colpo alla credibilita’ dell’Italia

Occorre dare atto alla rete diplomatica dell’Italia all’estero di essersi, sino ad ora, adoperata efficacemente perché le notizie sulla crisi di Mps fossero limitate sulla stampa internazionale. Ne hanno ovvia¬mente parlato testate specializzate come il Financial Times ed il Wall Street Journal, ma lo stesso New York Times non ha dedicato al caso che poche righe. Meglio, perché la crisi della terza banca del Paese colpisce due grandi ne¬goziati che il sistema bancario i¬taliano e il governo hanno in corso, rispettivamente, con il Fondo monetario internazionale e l’U¬nione Europea. Il primo è il meno noto. Risale allo scorso ottobre quando l’ultimo ‘Fmi Global Financial Stability Report’ ha trattato piuttosto male la qualità delle banche italiane sia per la valutazione dei fidi e dei crediti sia per la trasparenza. In effetti il vecchio slogan Patti Chiari non è risultato convincente. L’allora Presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, scrisse una lettera molto piccata al Fmi, in cui si sosteneva che gli esperti del Fondo non avevano tenuto conto delle differenze di principi contabili e di regole di vigilanza dei nu¬merosi Stati e sistemi bancari classificati. La lettera non ha avuto risposta (che si sappia). Il 22 gennaio, il direttore generale del¬l’Abi, Giovanni Sabatini, ne ha ripetuto il contenuto ad una delegazione Fmi (che sta preparando l’edizione 2013 dell’annuario). Mussari era evidentemente impegnato su altri fronti. Conversazioni informali con personale Fmi confermano che a Washington si avevano già seri dubbi sulle o¬perazioni di Mps, ma non spetta all’organizzazione effettuare vigilanza sui singoli istituti. In sintesi, è probabile che il prossimo autunno il Global Financial Stability Report darà una forte lavata di capo al sistema bancario italiano, al meccanismo di governance ed ai sistemi di controlli e di vigilanza.
L’altro aspetto è il negoziato europeo sulla Banking Union. Il governo Monti ha cercato di avere un ruolo da protagonista in una trattativa tutta in salita ed è riuscito a fare da mediatore nell’unico capitolo (la vigilanza europea) in cui ci sono stati risultati. Sul prossimo governo il ‘caso Mps’ graverà come un macigno non solo per gli intrecci tra credito e politica (che sono documentati) ma perché mette in serio dubbio quello che è stato il perno della credibilità italiana: nessuna grande banca era caduta nella fossa dei derivati al punto da dovere ricorrere a quella che a Bruxelles ed a Francoforte pare una ‘nazionalizzazione in maschera’. Da ora siamo più deboli in un contesto europeo che ci tratta da ‘amanti latini’ più adatti al Club Med che alla alta e sana fnanza.

 
Fonte: Avvenire del 27 gennaio 2013

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