• lunedì , 26 Ottobre 2020

Scoprire che anche in Sud Africa c’è l’Art.18

La fretta del Governo per la riforma del lavoro è dovuta anche alle scadenze imposte dal calendario del “semestre europeo” che comporta un’anticipazione del Piano Nazionale di Riforme (PNR) dal calendario consueto: si sarebbe dovuto presentare entro la fine di aprile ma la stessa Commissione Europea ha anticipato da gennaio a novembre la presentazione del quadro previsionale. E’ noto che il Governo avrebbe voluto portare il PNR al Consiglio dei Ministri il 15 marzo ed inviarlo a Bruxelles il 30 marzo. Ora si spera di presentarlo all’UE prima di Pasqua. In Italia, un PNR che sia silente in materia di mercato del lavoro non è un PNR.
All’interno dell’Esecutivo l’onere principale del confronto con le parti sociali è sulle spalle del Ministro Elsa Fornero, studiosa prestata alla politica. In materia, pare si sappia tutto (almeno sui modelli degli altri Paesi a cui ispirarsi). Più si scava più ci si accorge che ci sono terreni inesplorati. Ad esempio il Potchefstroom Electric Law Journal, un periodo scientifico della Repubblica del Sud Africa, nel Vol. 14, n.7 del 2011 contiene un saggio di Riaz Ismail e Itumeleg Tshoose, due giuslavoristi dell’Università del Sud Africa, di cui si evince che nel lontano Paese esiste una normativa non molto differente (per certi aspetti) dall’Italiano statuto dei lavoratori, con il suo tanto dibattuto art.18. E’ un grattacapo per le corti di appello quanto si è alle prese con licenziamenti che non sembrano necessità da impellenti esigenze operative aziendali. Senza entrare nei dettaglio del Labor Relations Act 66 del 1995 (ed in particolare dell’art.187(1)(i) – certamente ben noto al Vice Ministro Michel Martone), il saggio propone due rimedi: a) un esame dell’onere comparato in capo al lavoratore ed al datore di lavoro e b) l’integrazione delle specifiche della normativa tramite la contrattazione collettiva (come avviene in Canada e nel Regno Unito). Certo, l’Italia non è né il Sud Africa né il Canada né il Regno Unito. Ma forse non esiste unicamente il modello tedesco.
Da Oltre Reno, in particolare dall’autorevole Istituto di Ricerca Economia della Renania e della Wesfalia giunge uno studio non giuslavorista ma econometrico su come i disoccupato cercano lavoro . L’analisi (RWI Dicussion Paper n. 312) si basa sull’indagine UE delle forze di lavoro ed è stata condotta da Ronald Bachman e Daniel Baugmarten. Ad una prima lettura, può sembrare inconcludente dato che conclude che le caratteristiche degli individui e delle famiglie, oltre che il retaggio storico, determinano i modi e le maniere per cercare lavoro. Esaminando , però, le tabelle ed i grafici ci si accorge che l’Italia è preceduta solo dalla Lituania (nell’UE) in termini di scarsa fiducia nei canali e nelle strutture ufficiali preposte a questi compiti. Quindi, in parallelo con nuove norme, non sarebbe essenziale dare un bella ringiovanita e rinfrescata al dicastero? Tema che non è sul tavolo della trattativa ma che forse dovrebbe esserci.

 
Fonte: Il Riformista del 22 marzo 2012

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