• lunedì , 19 agosto 2019

Difesa di Maurizio Sacconi che per Rep. ha commesso il peccato di essere cristiano

Ad avviso di chi scrive Maurizio Sacconi è stato un grande ministro del Lavoro, colto, preparato e competente. All’azione del suo dicastero vanno attribuiti risultati importanti. A cominciare dalle norme sulla semplificazione e la sburocratizzazione degli adempimenti amministrativi a carico delle imprese (adottate già nel contesto dei primi provvedimenti del 2008) che hanno comportato risparmi per 3,6 miliardi. Poi è stata la volta dei correttivi al testo unico sulla sicurezza e la salute dei lavoratori, grazie ai quali, senza ridurre per niente le tutele per i lavoratori, è stata superata una impostazione che originariamente era fondata sulle sanzioni piuttosto che sulla prevenzione e la formazione. In tale ambito va collocata, anche, l’istituzione di un «Polo della sicurezza» incentrato sull’Inail e raggruppante tutti gli enti operanti nel settore.
Quando, tra la fine del 2008 e i primi mesi del 2009, la crisi ha provocato all’improvviso una condizione di paralisi produttiva delle aziende, che le aveva costrette ad interrogarsi su come affrontare il problema di una manodopera, forzatamente inattiva, il ministro è stato in grado, insieme alle Regioni, di estendere gli ammortizzatori sociali, tramite la cig in deroga, anche a quel 58% del lavoro dipendente che non ne aveva mai fruito. Non lo si dimentichi mai: con questi interventi sono stati salvati ben 700mila posti di lavoro tra il 2008 e il 2010. Sul versante delle relazioni industriali, il governo ha esercitato un’azione di moral suasion che ha consentito, dopo anni di paralisi, di arrivare ad un nuovo assetto della contrattazione collettiva (prima con l’accordo quadro del 2009, poi con quello del 2011, a cui ha aderito persino la Cgil) incentrato sulla contrattazione decentrata. Il governo ha favorito tale svolta mediante una disciplina fiscale più favorevole per le quote di retribuzione, concordate in azienda o nel territorio, rivolte ad incrementare la produttività (si pensi alla vertenza Fiat). Poi, nell’articolo 8 del decreto di ferragosto, è stato consentito alle parti sociali di negoziare, anche in deroga, più adeguate condizioni di orario e di lavoro allo scopo di garantire lo sviluppo delle imprese e più efficaci condizioni di occupabilità. E che dire dell’introduzione di un moderno sistema di conciliazione e di arbitrato per la risoluzione, in via stragiudiziale e secondo equità, delle controversie di lavoro ? O della riforma dell’apprendistato quale strumento prevalente per l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro ? Per quanto riguarda, poi, la previdenza, sono state adottate dal governo misure sull’età pensionabile in grado di rafforzare l’equilibrio del sistema nel tempo e di meglio tutelare i lavoratori adibiti a mansioni usuranti. I tanti ‘mozzorecchi’ della sinistra politica e sindacale non hanno risparmiato critiche al ministro Maurizio Sacconi. Susanna Camusso lo accusa, ogni volta che apre bocca, di voler destrutturare il mercato del lavoro ed annichilire i sacrosanti diritti dei lavoratori, violando ogni possibile legge posta a fondamento del nostro vivere civile.
Gli esponenti del Pd, legati alla Cgil, non perdevano occasione per definire Sacconi «il peggior ministro del Lavoro degli ultimi anni». Si tratta sicuramente di critiche ingiuste e settarie. Ma che rimangono pur sempre nell’ambito della lotta politica, ancorchè discutibile, menzognera e priva di principi. Eppure non c’è limite al peggio. Sono, infatti, inaccettabili le considerazioni polemiche nei confronti dell’ex ministro contenute nell’articolo «Sacconi, metamorfosi di un craxiano che volle farsi servo di Dio» scritto da Francesco Merlo e pubblicato sull’ultimo numero de ‘Il Venerdì di Repubblica’ (con una copertina vergognosa dove Sacconi è effigiato insieme a Nicole Minetti e a Tarantini). Il fatto che l’ex ministro abbia riscoperto la fede, in seguito ad una grave malattia, e che pratichi i riti della Chiesa cattolica, alla stregua di ogni fedele, diventa, nell’articolo, oggetto di dileggio e di caricatura.
Essere stati ‘craxiani’, agli occhi di Merlo, è un segno di colpevolezza al pari dell’’essere servo di Dio’. Come se Sacconi, secondo l’autore, sbagliasse linea di condotta quando chiede dove sta la chiesa più vicina per andare a messa come quando non si piega ai diktat della Cgil (di solito fanno così i ministri del Lavoro dei governi di centro sinistra, incluso – lo vedremo presto – il paludato esecutivo dei professori). “Sacconi – scrive Merlo – è il neomilitante di un Cristo intrufolato nella ricerca biogenetica, contro la libertà di sesso, contro la decisione di abortire, di divorziare, convertito ad un Gesù che scende in piazza contro i gay, il Dio infernale delle processioni, il Dio delle peggiori democrazie cristiane”. E conclude l’articolo, in cui, in modo del tutto gratuito, la fede è mischiata alla politica, scrivendo: “Ecco dunque Sacconi, un caso di conversione all’italiana nella quale l’ostentazione della fede fa da sfondo all’ambizione personale”.
In sostanza, gli adepti del partito di Repubblica, di cui Merlo è attivo militante, non hanno solo la pretesa di distribuire, in via esclusiva, le patenti di onestà, di competenza e di capacità politica. Ma pretendono anche di entrare nelle coscienze per valutare quale sia il rapporto con la Divinità. Si vede che per loro è inconcepibile che il Dio «che atterra e suscita, che affanna e che consola» possa accogliere nella sua comunità anche le pecorelle che si sono smarrite al seguito del Cavaliere. I «berluscones» saranno reietti nell’Aldilà come lo sono stati sulla Terra.

 
Fonte: Occidentale del 21 novembre 2011

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