• lunedì , 22 luglio 2019

Difesa di Confindustria e dure critiche al Foglio

Il numero 2 di Marcegaglia ci rinfaccia i nostri paradossi, si spiega nettamente Giuliano Ferrara è imbattibile, un maestro di vis polemica. Io non sono un polemista, ma un economista che non riesce a far altro che ragionare pacatamente sui fatti.E pacatamente rilevo tre paradossi nel suo articolo di ieri su Confindustria e gli imprenditori italiani. Il primo è che non è chiaro perché se la prenda con noi dal momento che diciamo quasi le stesse cose: liberalizzare, privatizzare, togliere vincoli al libero mercato e poi, soprattutto, ridurre la spesa pubblica per ridurre le tasse. Ferrara lo chiama lo spirito del 1994. Voglio credere con lui che Silvio Berlusconi sia entrato in politica per fare queste cose. Ma è sotto gli occhi di tutti che queste cose non sono state fatte. E anche qui siamo più in accordo che in disaccordo.
Sul Foglio si moltiplicano gli appelli a fare oggi ciò che non è stato fatto dal 1994.
Certo, noi non diciamo che il Cav. è la salvezza dell`Italia. Perché siamo orgogliosamente autonomi dalla politica e giudichiamo sulla base dei fatti e non per partito preso. E diciamo che siamo ai tempi supplementari.
L`Europa, che ci piaccia o no, ci ha messi alle strette. Occorrono scelte coraggiose e anche impopolari. Come quelle che Confindustria ha saputo fare in casa propria, con decisioni dure come quella dell`accordo separato del 2009, che, attraverso un percorso travagliato, ha alla fine consentito di trovare un consenso ampio sull`accordo del 28 giugno scorso, approvato all`unanimità dagli organi di Confindustria, in quanto ritenuto rispondente alle esigenze di flessibilità e competitività delle aziende.
Il secondo paradosso è che i diversi personaggi che Ferrara contrappone alla “petulante” Emma Marcegaglia (Angelo Costa, Ugo La Malfa e Giorgio Amendola) avevano una caratteristica in comune: ripetevano ad nauseam sempre le stesse cose. Non seguivano le mode. I loro avversari li attaccavano proprio perché li ritenevano ripetitivi, noiosi, insopportabili, Si potrebbe dire che essere “petulanti” è un complimento, se non fosse che “petulante” è un termine che di solito viene riferito al genere femminile, così come il termine “frivolo” che Ferrara utilizza sempre a proposito della Marcegaglia. (segue nell`inserto 11) Caro Ferrara, si sbaglia: le assicuro che Marcegaglia non è un “pr politico”, ma svolge il suo ruolo dando voce alle decisioni degli organi di Confindustria che a loro volta riflettono le opinioni di migliaia e migliaia di imprenditori. Confindustria è una struttura democratica e altamente decentrata.
Tutti i suoi dirigenti, imprenditori o funzionari, a livello centrale e locale, agiscono sotto lo stretto controllo degli azionisti, ossia di una base associativa che sa cosa vuole e non fa sconti. Come in un`azienda, al contrario di ciò che avviene nella burocrazia di un ministero.
Ma il vero paradosso di Ferrara sta nella rappresentazione che egli fa degli imprenditori italiani. Roba da far invidia a Fausto Bertinotti e a tutti i più tenaci nemici del libero mercato. Per Ferrara gli industriali italiani sono solo capaci di arricchirsi a spese delle aziende e “sono ampiamente battuti da quasi tutti i loro colleghi europei e americani nel vero gioco del capitalismo”, al punto che “esiste la crisi da tirchieria sociale” (proprio così), da espansione insufficiente, da timidezza nell`affrontare i nuovi mercati”.
Ed ecco allora che: “La rivoluzione passa da qui, dalla distruzione delle mostruosità di pigrizia corporativa addensatasi attorno alla galassia di Confindustria”. Accipicchia! Complimenti, ben detto. Peccato che se fossero questi gli imprenditori italiani, non potremmo che dare ragione a Bertinotti (e a Giulio Tremonti). Ma quale libero mercato! Qui ci vuole lo stato, ci vuole l`Iri.
Con questi imprenditori saremmo dei pazzi a privatizzare la gestione dei beni collettivi. E, soprattutto, come si fa ad essere “antideclinisti” in un paese popolato da queste specie mostruose? Qui non bisogna solo cambiare Confindustria, bisogna cambiare milioni di imprenditori italiani, rottamarli! Io la vedo all`opposto di Ferrara. Ripongo speranze in questo paese proprio perché ci sono milioni di imprenditori che hanno avuto nel passato e hanno oggi la voglia di investire e di rischiare in proprio, quegli imprenditori che hanno fatto dell`Italia il secondo paese manifatturiero e il secondo esportatore in Europa.
Ripongo speranze in questo paese perché penso che questi imprenditori siano la forza più potente del cambiamento e dell`innovazione.
Lo hanno dimostrato nelle loro aziende. Pretendono che lo spirito del cambiamento arrivi fino allo stato e alle pubbliche istituzioni. E` questo il ceto sociale con cui si deve alleare chi crede in un`Italia migliore. Perché questo è il ceto che vive di libero mercato e non di favori della politica. Che non sopporta l`ancien régime, le rendite, i privilegi, le mostruosità corporative che si abbarbicano non certo attorno a Confindustria, ma attorno alla politica e che sono il cappio al collo del libero mercato.
Confindustria dà voce a questo ceto.
Continuerà a farlo, continuerà a essere insopportabilmente, orgogliosamente, testardamente petulante.

 
Fonte: Il Foglio del 25 ottobre 2011

Articoli dell'autore

Commenti disabilitati.