• mercoledì , 28 Ottobre 2020

Etica e protezione del Consumatore

A più di tre anni dalla crisi, la protezione del consumatore resta insufficiente anche nei mercati dei paesi più sviluppati. Ne è una prova la notizia (passata quasi inosservata) che la Deutsche Bank è stata posta sotto osservazione in Sud Corea sulla base di accuse di manipolazione del mercato e commissioni di intermediazione eccessive a danno dei clienti. Il fatto è che la crisi, con la sua coda di fallimenti e di pesanti perdite per i risparmi di migliaia di famiglie, soprattutto nel mondo anglosassone, ha aperto un vivace dibattito sulla necessità di aumentare i presidi a tutela del consumatore. Ma le iniziative concrete intraprese o stentano a decollare o non sono all’altezza delle necessità messe in luce dal crac della finanza globale.
Tra le iniziative concrete quella senza dubbio più eclatante è stata presa dall’Amministrazione Obama. Per espresso volere del presidente è stato creato il Consumer Financial Protection Bureau (CFPB), un organismo collocato all’interno della Federal Reserve, ma destinato ad operare su basi indipendenti, che entrerà in funzione il prossimo luglio. Oltre a fornire informazioni ai cittadini attraverso vari canali, di rete e non, il CFPB dovrà promuovere la correttezza e la trasparenza nei mercati finanziari e vigilare sull’applicazione delle norme esistenti a tutela dei risparmiatori e degli investitori assorbendo gran parte delle competenze delle attuali agenzie. Restano generici tuttavia i suoi reali poteri di enforcement. Il varo del nuovo organismo del resto è stato fortemente osteggiato dagli operatori del credito e guardato con sospetto dalla Federal Reserve che ritiene di avere già al suo interno sufficienti strumenti di consumer protection. Di recente Elizabeth Warren, la giurista di Harvard che Obama ha chiamato alla guida della nuova agenzia, ha incontrato i leaders delle religioni più diffuse nel paese nella convinzione che la regolamentazione dei mercati non può prescindere da una base etico morale, il che fa dei capi religiosi gli alleati “naturali” di chi ha come missione la difesa del cittadino dagli abusi finanziari. La notizia è stata commentata con scetticismo dai media: in realtà potrebbe essere il segnale di un interessante modo nuovo di guardare al problema, coniugando cioè la dimensione regolamentare a quella etico morale della finanza.
La nascita del CFPB è certamente il principale tratto distintivo dell’approccio americano alla riforma degli strumenti di difesa del consumatore rispetto a quello europeo. Per il resto la Commissione di Bruxelles e l’Amministrazione di Washington sembrano muoversi lungo linee di principio non molto dissimili: rafforzamento della vigilanza, maggiore trasparenza, diffusione della educazione finanziaria. Con la differenza però che in Europa la messa a punto di regole comuni appare molto più faticosa. Negli Stati Uniti il Congresso ha approvato lo scorso luglio il Dodd Frank Act che ha riformato il sistema dei controlli e introdotto nuove norme a tutela dei cittadini in materia di chiarezza informativa e difesa dagli abusi. Tra gli strumenti di protezione indiretta degli investitori sono state varate poi le norme (contenute nell’Investor Protection Act del 2009) che fissano una serie di paletti alle politiche di remunerazione degli amministratori per evitare l’assunzione di rischi eccessivi.
Bruxelles ha in cantiere varie iniziative. In luglio la Commissione ha proposto un pacchetto di misure per rafforzare la fiducia nell’industria dei servizi finanziari. Le misure spaziano dall’aumento a 100mila euro della garanzia di rimborso sui conti di deposito bancari, in caso di fallimento dell’istituto emittente, al miglioramento della trasparenza informativa e alla semplificazione dei prospetti relativi ai prodotti finanziari in collocamento, prospetti che dovrebbero essere brevi e di facile comprensione. Nel settore dei beni di consumo e dei servizi è in discussione poi una direttiva volta a creare regole comuni su commissioni, tempi di consegna, garanzie di rimborso in caso di prodotti difettosi, vendite a distanza e così via. La sensazione tuttavia è che al di la delle enunciazioni di principio la questione della protezione del consumatore in Europa rimanga una faccenda fondamentalmente nazionale. Per cui all’attivo restano per ora solo la Mifid e la Aifmd, come esempi di direttive che tentano di avvicinare le diverse legislazioni nazionali in materia finanziaria. D’altra parte nello stesso mondo accademico non vi è accordo sul che fare per una maggiore protezione del consumatore. I liberisti che sono ancora in maggioranza nelle università ritengono che norme troppo rigide ingessino il mercato e blocchino l’innovazione finanziaria che è motore di crescita, senza arrecare grandi benefici. Si comprende bene quindi come si stia facendo strada l’idea di una rifondazione etica della finanza evocata anche da Papa Ratzinger. E che tornino alla ribalta i nomi di filosofi come, Walther Euken e William Roepke, i fondatori dell’Ordoliberismus che aprì la strada alla economia sociale di mercato citati dal ministro Tremonti in un famoso intervento alla Cattolica di Milano. Le idee di Elizabeth Warren forse non sono del tutto peregrine.

 
Fonte: MF del 2 marzo 2010

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