• lunedì , 3 Ottobre 2022

Fannulloni, licenziamento come deterrente

Quasi di soppiatto è rinata la polemica sulle regole del lavoro ad opera di un ottimo giuslavorista ed opinionista, Pietro Ichino, che pur vanta anni ed anni di fedeltà al PCI ed alla CGIL. A dire il vero, Ichino evita ogni urto coi sindacati. Non invoca la Thatcher per far piazza pulita dei prepotenti che hanno dominato la politica economica, ingabbiandola dal 1970 con lo Statuto dei Lavoratori, opera di Brodolini e di Donat Cattin. Democraticamente, con una serie di lucidissimi articoli, Ichino ha cercato il “consenso” dei sindacati sperando di convincerli a furor di logica; ultimamente sulla necessità di consentire il divorzio nella funzione pubblica, ossia il licenziamento del personale “nullafacente”. Nessuno lo scrive, ma la libertà di licenziamento a basso costo avrebbe soprattutto il valore di deterrente. Ma l’incomprensione è stata totale! Come è possibile immaginare che i sindacati possano rinunciare a regole fondamentali sulle quali si basa il loro potere, anche politico? L’art.18 dello Statuto dei Lavoratori è una delle rocce contro la quali ha sbattuto la navicella del Governo Berlusconi per colpa di Maroni. Alemanno, Tabacci, Follini e simili personaggi. Se il famigerato articolo fosse stato soppresso già nel 2001, nei primi cento giorni del Cavaliere, sarebbero seguite altre riforme anti-garantiste e forse la storia dell’economia italiana sarebbe stata diversa. I sindacati passerebbero il tempo a leccarsi le ferite, come è accaduto nel Regno Unito, il paese del “five o’clock tea” che oggi è tra quelli a più elevata produttività.

Ma forse Ichino si è convinto che, con questo governo, è ingenuo pretendere battaglie frontali contro i sindacati. Già è prova di coraggio, denunciare mali che sono sempre esistiti e che si stanno aggravando, oggi che i lavativi si credono intoccabili. Infatti, i sindacati e le sinistre estreme hanno accolto i suggerimenti di Ichino come “sciocchezze” e “provocazioni”. Il ministro della Funzione Pubblica, Nicolais, non ha condiviso il suggerimento ed ha replicato con ridicole petizioni di principio (l’inefficienza della PA va combattuta accrescendone l’efficienza mediante l’apertura di (soliti) tavoli con le parti sociali per monitorarne le dimensioni. Pietro Ichino ormai è stato messo alla gogna dai difensori dei privilegi dei lavoratori e per difenderlo da aggressioni gli è stata assegnata una scorta. La pericolosità di Ichino – così come molti altri, da Tarantelli a Biagi, additati quali traditori della classe – è dimostrata dall’ultima indagine demoscopica di Manheimer: Una larga maggioranza di italiani (73%) condivide la proposta di licenziare i dipendenti pubblici inefficienti. Persino tra chi si dichiara di sinistra la proposta ha raccolto il 62% dei consensi.

 
Fonte: Le Point International del 2 settembre 2006

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