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Censis, abbiamo scelto di mondializzarci

“Siamo sull’orlo del collasso”, stridono ancora i radicali. Ma, secondo De Rita, la gente è stufa dei pianti! Lo scorso anno il Censis aveva fatto infuriare il partito degli invidiosi di mestiere e dei pessimisti di professione, osservando l’aumentata ricchezza degli italiani, sia finanziaria, sia immobiliare, che ci esclude dai paesi che vanno impoverendo. Quest’anno, sia pur con tatto e cautela, il Censis ha rincarato la dose. Persino il Corsera, che ormai gareggia in pessimismo con l’organo di Carlo De Benedetti, ha riferito sabato scorso che ci sono segnali di ripartenza economica e che lo scrive il rapporto presentato al CNEL, da poco presieduto da Antonio Marzano, ottimista per indole ed incarico, da sempre snobbato dal quotidiano milanese. “Sono individuabili ampi segmenti vitali con apprezzabile tenore di innovazione che tengono testa all’ascesa competitiva.”. Ciò per non parlare dello sviluppo delle costruzioni. Altrettanto positive appaiono le performances di alcune componenti del terziario per aumento del numero delle imprese, della redditività e del valore aggiunto. I settori in fase di ridimensionamento o ristrutturazione deprimono invece lo sviluppo complessivo del paese. Gioca sia la concorrenza asiatica, sia il ritardo nelle ristrutturazioni e nei tagli dei rami secchi (tipo Termini Imerese) che avrebbero dovuto intervenire nel passato a vacche più grasse, ossia dopo la svalutazione Amato del 1992.. Purtroppo, il declino di questi settori è il costo che paghiamo oggi per la difesa dell’occupazione in soprannumero e del famoso art.18.

Nel settore dei servizi, poi, c’è crisi dei trasporti (caro benzina, scioperi ininterrotti a largo effetto ed il costosissimo coma dell’Alitalia) e ci sono le difficoltà del turismo per inintelligenti aumenti di prezzi di ristorazione e alberghieri, superiori a quelli spagnoli e portoghesi. Taluno crede che la pretesa crisi del sistema produttivo del made in Italy sia il segnale di un declino incipiente. “Piuttosto – azzarda prudentemente il Censis – potremmo essere in una fase di trasformazione fisiologica indotta alla globalizzazione dei processi economici e dalle nuove forze competitive emerse dai mercati”.

Le schegge di vitalità economica forse non bastano a parlare di inversione del ciclo, ma, come ha detto Giuseppe Roma, direttore del Censis, essa favorisce l’inserimento di imprenditori extra-comunitari ed aumenta il ruolo e la visibilità delle medie imprese anche sui mercati internazionali. Ci sono esempi di ripresa degli investimenti familiari ed anche sui mercati internazionali, c’è un’impennata delle spese pubblicitarie tipica delle fasi di rilancio dei consumi senza che si riduca la propensione alla patrimonializzazione, Certo, Biagi e Epifani continuano a scrivere che pochi arrivano a fine mese. “Ma, ripercorrendole una per una – scrive testualmente il rapporto Censis – queste debolezze sembrano un po’ troppo ripetute, enfatizzate, qualche volta patetizzate.Oggi si preferisce captare i segnali di vibrazione vitale e pensare che siamo ad una soglia di mutazione in avanti” e conclude: “Centinaia di migliaia di italiani hanno deciso di concretamente mondializzare con presenze minute e diffuse.”.

Fonte: Il Punto del 4 dicembre 2005

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