• lunedì , 22 luglio 2019

Mutui, il rischio che diventino voto di scambio

Ciò che conta alla fine è la sostanza e la sostanza è che circa 400 mila famiglie italiane, mensilmente chiamate a pagare un mutuo per l’acquisto della casa, si vedranno automaticamente ridotta la rata: di poco, al 12,2%, se non chiederanno nulla; di più se chiederanno in banca di rinegoziare ognuno la propria situazione di mutuo portandola a tassi di mercato.
E’ troppo? E’ troppo poco? E’ una soluzione equa? E se è equa per debitori lo è altrettanto per i creditori, che non sono le banche , ma tutti noi che depositiamo presso di loro i nostri soldi?

La vicenda mutui è una brutta pagina della cronaca economica italiana degli ultimi quattro anni interamente scritta dalla maggioranza di sinistra a più mani con il Parlamento, le banche, ed integrata, fortunatamente, dal Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, al quale si deve in ultima analisi “l’obbedisco” dell’intero sistema creditizio.

Le ricostruzioni rese nelle ultime settimane tendono a far partire il “caso” dal giorno in cui la Corte di Cassazione deposita una sentenza che dichiara nulli tutti i contratti di mutuo il cui tasso di interesse è superiore al tasso usurario fissato dalla legge del 1996. La conseguenza della sentenza è rivoluzionaria per le famiglie che hanno contratto un mutuo a tasso fisso quando inflazione e tassi erano alti e continuano a pagare alle stesse condizioni ora che sono bassi. Ma è rivoluzionaria anche per le banche, che si vedono annullare, per sentenza retroattivamente, contratti liberamente stipulati; ed è un vero disastro soprattutto per la credibilità finanziaria dell’Italia sui mercati internazionali che, otto anni dopo lo scippi del 6 per mille sui depositi bancari, e il “non pago”, dichiarato dallo Stato italiano sui debiti contratti dal suo ente fallito Efim, subisce un altro duro colpo. Chi saprà spiegare alla comunità finanziaria internazionale che la non retroattività delle leggi vale dappertutto, meno che in Italia?. Chi riuscirà ad evitare anche questa volta, il dietro-front dei capitali investiti in Italia?

La sentenza è certamente un guaio, ma è anche l’effetto di un guaio precedente, la sciagurata legge sull’usura che per affrontare una piaga di competenza di Carabinieri e i Tribunali, usò il metodo sbagliato di definire quantitativamente un tasso di interesse oltre il quale scattano le manette. Ma con quella legge in realtà la sinistra mise le manette al libero mercato. Il guaio nasce da lì, da un atto dirigista figlio di una cultura politica la quale, che quando non riesce a far funzionare il mercato, lo elimina.

E le banche? Hanno le loro colpe. Fazio le ha chiamate alle loro responsabilità quando ha detto che la crisi di oggi non avrebbe trovato alimento se esse avessero deciso da allora ciò che hanno annunciato adesso. La cultura della cura del cliente, che è poi il miglior marketing in circolazione, fatica a farsi strada . Ed è stato molto istruttivo vedere che le prime a recepire questa cultura e ad assecondare il richiamo alla concorrenza ed alla tutela della gente lanciato dal Governatore Fazio, siano state Banca di Roma e S. Paolo di Torino e non quelle altre grandi banche italiane che si autodefiniscono globalizzate, internazionali e immerse nello spirito concorrenziale, e che invece restano avvinghiate alle proprie rendite di posizione.

Ciò che preoccupa ora è che il decreto verrà discusso in Parlamento in piena campagna elettorale e con il rituale contorno di cortei e manifestazioni ( i consumatori le hanno già convocate), sulle quali hanno già messo il cappello politici e sindacati. I mutui sono denaro destinato ad una delle massime aspirazioni della gente, la casa; il rischio forte è che ben presto i paladini dei consumatori dimentichino gli interessi che dichiarano di difendere ed inseguano quelli del voto di scambio politico alle prossime elezioni. Ds e Verdi si sono già candidati.

Occorrerà, dunque, fare molta attenzione, riconoscere le parti in commedia e ricordare che i denari che le banche prestano sotto forma di mutui alle famiglie indebitate, sono poi gli stessi denari che le banche raccolgono dalle famiglie che risparmiano, depositano, sottoscrivono obbligazioni. Equità significa non punire certamente i primi, ma nemmeno i secondi.

Bruno Costi

 
Fonte: «Il Giornale» del 9 gennaio 2001

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